#EstateOmerica – Nòstos, il sentimento degli dei

 

Si… lo so… non posso pubblicare qualcosa che abbia nel titolo la parola “Estate” il 31 di Dicembre! Ma ho una giustificazione! Come ho accennato nel primo articolo della serie #EstateOmerica, queste riflessioni sono il frutto di un percorso di riflessione personale durato quasi tutta l’estate e caratterizzato dalla lettura dell’Odissea. Sebbene la lettura e la riflessione abbiano riguardato l’estate, è anche vero che molte cose hanno bisogno di sedimentare dentro l’anima prima di essere tirate fuori. E’ il caso di questa riflessione. Ho aspettato fino ad oggi… e forse ho fatto bene, visto che oggi è l’ultimo giorno dell’anno, momento in cui siamo abituati a guardare indietro, a rievocare il passato, ad essere nostalgici!

odisseo-calipso

L’Odissea è il poema della Nostalgia. Tutti sapete cosa significa nostalgia, no? Insomma… vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di provare nostalgia, giusto?

Eppure sono convinto che vi sfugga qualcosa, come sfuggiva a me prima di (ri)leggere questo poema. Innanzitutto il significato: Nostalgia non è un’emozione, non è uno stato d’animo, non è un sentimento… Nostalgia è dolore, un dolore viscerale e prepotente che assale l’anima (άλγος significa dolore). 

Ma nella grotta il generoso Ulisse
Non era: mesto sul deserto lido,
Cui spesso si rendea, sedeasi; ed ivi
Con dolori, con gemiti, con pianti
Struggeasi l’alma, e l’infecondo mare
Sempre agguardava, lagrime stillando.

(Odissea, Canto V)

Dolore causato da cosa? Causato dal Nostos (νόστος) , dal ritorno. Tutti abbiamo “un’Itaca” in cui desideriamo ritornare: sia essa un luogo, una persona, un momento… Tutti abbiamo dentro l’anima un dolore, più o meno piccolo, causato da una mancanza.

La nostalgia, come già ho scritto, non è un’emozione, che dipende da un momento… è un dolore, una vera e propria “malattia“. Forse non sapevate che, sebbene abbia origine greca, tale parola era sconosciuta nel mondo greco. Appare, per la prima volta, nel 1688, nel titolo di una tesi medica (“Dissertazione medica sulla nostalgia“, di Johannes Hofer). che indagava la condizione dei mercenari svizzeri al servizio del Re Sole costretti a stare lontani dalla loro patria. Il concetto di nostalgia, a discapito della parola in sè, nasce in Francia ed in Germania con le espressioni “mal du pays” e “Heimweh” (letteralmente dolore per la casa).

Ciò che Hofer identificò come nostalgia era così grave che spesso portava alla morte:  nessun intervento medico valeva a ridare loro le forze e la salute a meno che non li si riportasse verso casa. Forse tutto ciò ci sembra esagerato… forse solo perchè non abbiamo mai vissuto in uno stato di salute simile! Ma fermiamoci un attimo: finora abbiamo parlato di paesi e di patrie, lo stesso Ulisse aveva nostalgia di una terra. Ma perchè, allora, ascriviamo nella categoria anche la mancanza di persone, cose o eventi? La risposta è abbastanza facile e ci viene data da un bambino, da un “Piccolo Principe“:

Che cosa vuol dire “<addomesticare>?”
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.
“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
“Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembro’ perplessa:
“Su un altro pianeta?”
“Si”.

Anche qui abbiamo una “patria”, una casa lontana. Ma questa patria, il pianeta del piccolo principe, non causa nostalgia in quanto pianeta… la nostalgia è causata da ciò che sta sul pianeta: dai vulcani, da tramonti, dalla rosa… Cose, “persone” (sebbene simboliche, in questo caso), eventi… ecco qua! Ma allora perchè si ha nostalgia di una patria, di un paese? Perché la patria è il luogo in cui ci sono le cose del cuore, ovvero tutto ciò che abbiamo addomesticato. E’ il legame che genera nostalgia, non il luogo in sè!

Pensate a Foscolo: la nostalgia per Zacinto non riguarda solo “la terra” ma ciò che su quella terra è accaduto!

Nè più mai toccherò le sacre sponde
Ove il mio corpo fanciulletto giacque,
 Zacinto mia […]

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
O materna mia terra; a noi prescrisse
Il fato illacrimata sepoltura.

La nostalgia è legata al ricordo della fanciullezza, a sentimenti “materni“.

Tutto ciò che ha legato il nostro cuore è fonte di nostalgia. Questa mia idea è avvalorata dagli studi dello psicologo Renos K. Papadopoulos, riguardanti la condizione dei rifugiati, costretti ad abbandonare la loto casa. In questa ottica la nostalgia non può essere separata da ciò che la “casa” rappresenta soprattutto a livello simbolico. Una casa è architettura, ma anche “luogo delle relazioni“, un ambiente in cui possiamo essere liberi di essere noi stessi. La lontananza da “casa” ci espropria da noi stessi poichè ci costringe ad abbandonare beni, relazioni, momenti che ci hanno reso quel che siamo.

L’antropologo ed etnopsichiatra Roberto Beneduce scrive:

« “Se prima del viaggio si erano costruiti progetti e speranze ed erano state tracciate le premesse di una nuova autonomia, dopo qualche tempo quando i problemi incontrati nei paesi ospiti hanno finito con l’estenuare questa carica progettuale e i bisogni affettivi si sono resi insopprimibili, può accadere al migrante di sentire il proprio progetto esistenziale spezzarsi. Egli può avvertire intorno a sé forze più grandi che lo spingono alla deriva fino a fargli mancare i riferimenti più concreti e irrinunciabili. »

Di questo ne abbiamo riscontro in molti “prodotti mediatici“:

Perché si torna sempre dove si è stati bene
E i posti sono semplicemente persone

L’uomo non può vivere senza nostalgia poichè non può vivere senza tessere legami. E’ una conseguenza inevitabile della vita. La nostalgia non potrà mai essere debellata poichè non riguarda “le cose” ma noi stessi, l’essere umano: la nostalgia morirà un secondo dopo la nostra morte. In quel secondo in più ci avvolgerà anche la nostalgia per la vita appena finita.

La Nostalgia, dunque, non è tanto desiderio di ornare da qualche parte, ma, più generalmente, “desiderio di tornare”: è una caratteristica insita alla vita stessa, una necessità che deriva dal fatto stesso di essere vivi! Da cattolico, potrei affermate che, essendo creati dall’Amore di Dio, continueremo ad avere nostalgia fino a che non torneremo in quell’amore, ovvero a “Casa” con la C maiuscola (Se volete approfondire il tema, vi invito alla lettura del mio libro “Nata per il Cielo“)!

Dunque: oggi è l’ultimo giorno dell’anno. Ripensate a “casa”, siate nostalgici: non è una pecca, non è un limite! E’ una condizione con la quale tutti dovranno, prima o poi, fare i conti.

 

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